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Andrea De Carlo, I veri nomi: breve recensione

Ripongo nella mia libreria un altro libro di Andrea De Carlo, l'ennesimo suo libro inconsistente ma pesante in ogni sua parola. Come al solito i suoi personaggi non si adattano all'ambiente in cui vivono perché sono iper-sensibili, iper-critici, iper-trofici.

Raimondo A. Vaiastri è l'anello debole della catena dei protagonisti: sbatte contro i muri delle sue bugie così come molti di noi nella vita, che arrivano a costruire curriculum, inventare aneddoti, immaginarsi avventure amorose senza alcuna possibilità reale di portare avanti la montatura all'infinito. Forse è questo quello che mi è piaciuto di più. L'implacabilità del congegno della vita reale...

Ti starò alla larga per un po', caro autore, come sempre mi riprometto dopo la patina di sospensione del giudizio che nasce spontanea dopo aver letto (tutto d'un fiato!) un tuo romanzo. Che continua a piacermi e non piacermi, attrarmi e respingermi, colpirmi e annoiarmi.

I giocatori di Titano: breve recensione

Trovo sempre sia triste pensare che, giunti a girare l'ultima pagina di un libro, lo si guarda quasi con disprezzo pensando a quante ore si sono gettate per leggerlo.

Però così succede a volte, come in questo caso. "I giocatori di Titano" di Philip Dick è un libro brutto, con pochi guizzi letterari o narrativi, con personaggi confusi e con poco spessore. Tutto incentrato su un gioco banalmente riconfigurato per essere adattato ad un'ambientazione apocalittico-fantascientifica.

Consiglio: non leggetelo.

Pulp, di Charles Bukowski: breve recensione

Questo è un grande libro signori! Girava per casa da più di un anno, girovagante tra i vari scaffali della libreria, spolverato, preso e riposto più volte. Come il miglior giocatore di calcio ha colto l'occasione al volo: si è fatto leggere tutto d'un fiato.

Irriverente, assurdo, improbabile, divertente, ironico, leggero, con perle sorprendenti e ficcanti, . Leggetelo, vi porterà via pochi giorni. Da segnalare i dialoghi, di cui riporto un esempio:
Il tizio all'estremità del banco incrociò lo sguardo con il mio, fece un cenno con la mano, urlò: "Come va, Eddie?"
"Non sono Eddie," lo informai.
"Gli assomigli," fece lui.
"Non me ne importa un cazzo, se assomiglio a Eddie oppue no," risposi.
"Stai cercnado guai?" chiese.
"Sì," dissi, "vuoi procurarmeli tu?"
Il barista mi portò il drink, prese un po' dei soldi che avevo lasciato sul banco, disse: "Non penso che lei sia una persona simpatica".
"Chi ti ha detto che sei capace di pensare?" chiesi.
[fine capitolo]
[inizio capitolo]
Entrai e mi sedetti su uno sgabello. Il barista (di un altro bar, ndr) si avvicinò.
"Salve, Eddie," disse.
"Non sono Eddie," lo informai.
"Eddie sono io," precisò lui.
"Non vorrai scherzare con me," gli dissi.
"No, è lei che scherza con me."

Infinite Jest: recensione (delusa)

Autore: Davide Foster Wallace
Titolo: Infinite Jest

Ci ho provato. Ci ho dedicato una vacanza (in moto, quindi potete ben capire a quante cose ho dovuto rinunciare per portarmi dietro il tomo invece di altre cose nel mio bagaglio-zainetto). Ci ho speso tempo per cercarlo in varie librerie e soldi per acquistarlo. Ci credevo parecchio.

Invece devo ammettere che mi ha deluso, tanto da farmi sospendere la lettura dopo un quattrocento pagine.

Non l'ho trovato "geniale", come ho letto e sentito molte volte. Non ho trovato che poche arguzie sparse qua e là in uno stile di scrittura che non mi ha convinto (vero, l'ho letto tradotto in italiano, ma i libri li ho sempre apprezzati/disprezzati in questa lingua). Ho letto libri ben più noiosi, ma che avevano pur sempre qualche gemma che non mi permetteva di abbandonarli al loro destino.

Uno stile, un'ambientazione, una vicenda surreale, al limite del comprensibile, impossibile da tenere insieme (magari alla fine, ma a quale prezzo?).

Per me non hanno alcun fascino le droghe e le menate dei tossicodipendenti, non fanno figo. Ne ho già le scatole piene di telefilm di argomento medicale, quindi anche di tutti i discorsi su medicine & affini ho già fatto il pieno. Troppo facile mettere in piedi dei personaggi tanto bizzarri da non avere alcuna speranza di credibilità, neppure in mondo fittizio e clamorosamente "semplice" (è bastato esagerare e distorcere qualche aspetto della storia contemporanea per ottenere un carnevale di stereotipi: alienazione, sponsorizzazioni, sport, etc...).

Non fatevi mancare il piacere di iniziare a leggerlo, magari anche di finirlo. E poi a ognuno la sua riflessione finale.

Recensione (nerd): C'è posta per te

Confesso, non l'avevo mai visto (scheda film). Ma, dopo aver fatto una settimana a New York, con casuale colazione al Cafe Lalo, non potevo perseverare.

Giudizio personale: una commedia spensierata con poco da segnalare. Se non per un particolare nerd che ho notato (che ci volete fare!).

Tom Hanks (Joe Fox) è un grosso commerciante di libri, uno che la cultura la vende per farci soldi, trattando i prodotti come merce qualsiasi.
Meg Ryan (Kathleen Kelly) ha un piccolo negozio di libri per bambini ereditato dalla madre e nel quale vive e sogna e vende sogni.

Questa distinzione è riportata sottilmente anche nel dettaglio dei notebook con i quali si scambiano i messaggi di posta elettronica: lui ha un prosaico e aziendale ThinkPad IBM, lei un sognante e poetico notebook Apple.