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I ruoli nella vita

"Quel che complica tutto è che la maggior parte dei bambini fanno i bambini, e quasi tutti gli adulti giocano agli adulti. È una cosa molto difficile da valutare, l'età. Capisci?".
(Daniel Pennac - Signori Bambini - Capitolo I: Il tema - 4
)
Ogni giorno vediamo concretizzata questa considerazione che a prima vista lascia un po' interdetti. Io stesso alle volte mi sento (e mi piace giocarci) di stare recitando una parte: di volta in volta l'adulto, il bambino, il collega, il capo, il consigliere, il giocoliere, il musicista, il subordinato. Sono parti che mi spettano, come diritto e come dovere. E non mi dispiacciono affatto.

Compensazione naturale

Joseph si chiede per l'ennesima volta cosa dia quell'aria infantile alla stragrande maggioranza dei giganti, mentre i nani si beccano fin dalla nascita facce così adulte.
(Daniel Pennac - Signori Bambini - Capitolo I: Il tema - 3
)
La Natura non ci sta ad essere banale. Ci illude ogni giorno di avere a che fare con persone intelligenti. Smentendoci sempre e comunque.

Non chiudiamoci nel nostro passato!

E vi diranno che i bambini sono cambiati! [...] Certo che sono cambiati, i bambini, da quando ero piccolo io! Sono diventati fluorescenti, hanno scarpe da ginnastica che luccicano quando loro schizzano via nella notte, i walkman gli fanno teste da mosche e sordità da vecchietti, parkinsoneggiano come veri rocker, accorciano zazzere e gonne nella speranza di allungarsi, mangiano granaglie a colazione e rancio yankee a mezzogiorno, smadonnano come a noi era proibito fare e si sparano film che a noi era vietato vedere.
Ma i loro incubi sono uguali a quelli che facevamo noi alla loro età, e così i menu delle loro conversazioni: parlano dei loro prof!
(Daniel Pennac - Signori Bambini - Capitolo I: Il tema - 2
)
Anch'io mi sento molto diverso dai bambini/ragazzi/adolescenti di oggi (solo un 10/15 anni più giovani di me!): perché, in fondo, la mia generazione è cresciuta fino ai vent'anni senza internet e senza cellulare. 
Appartengono alla mia adolescenza (sembra incredibile!) le telefonate sul telefono fisso sperando che non rispondessero i genitori di amici/he e le ricerche da fare in biblioteca copiando dall'enciclopedia Treccani.

Eppure mi sforzo ogni giorno per non "pensare diverso": mi danno fastidio i miei coetanei che non si sforzano di andare oltre le fragili apparenze fatte di parole e costumi per forza diversi.
Chi dice che la musica di ogi non è bella come quella degli anni '90 (sua grunge, rock o techno), chi dice che oggi con internet è tutto più facile e quindi sono tutti un po' più pigri e, come sostiene un mio collega, chissà in quanti saremmo diventati ciechi se avessimo avuto a disposizione tutto il sesso filmato che si trova in rete.

Io non me lo permetto di pensarla così: cerco di essere aperto e di capire che le differenze di apparenza nascondono una realtà  del tutto identica. I bambini/ragazzi/adolescenti hanno proprio, come dice Pennac, le stesse paure, gioie, ansie e sentimenti di quelli della mia generazione e di quella prima e diquella prima ancora.

Non pensiamo da vecchi!

Una lettura... bella!

Ci sono libri che ti colpiscono come un pugno alla stomaco e che ti viene il mal di testa per le fretta di finirlo, di bruciarne la pagine, di saltare le descrizioni per andare subito al solo degli snodi della trama. Non è questo il caso. Per quello c'è solo l'imbarazzo della scelta in qualsiasi ipermercato tra degnissimi Grisham, Smith e King.

Anche questo è un libro da ipermercato, Ecco la storia di Daniel Pennac. Ed è un libro fantastico. C'è una spruzzata di tutto (una specie di Long Island Ice Tea fatto bene) miscelato proprio bene: narrativa, saggio letterario, critica cinematografica, leggeri quadretti d'ambiente dal Sud America all'immancabile Belleville.

Un libro che mi ha stregato e che supera di molto, non me ne vogliano gli appassionati, la saga Malausseniana. Per spessore, divertimento, cultura e varietà.

Spero che la prossima rilettura, fra qualche mese, non mi faccia cambiare idea o scemare l'entusiasmo che conservo nella testa alla fine dell'ultima pagina.

Crescere... divenire

A nascere son buoni tutti! Persino io sono nato! Ma poi bisogna divenire! divenire! crescere, aumentare, svilupparsi, ingrossare (senza gonfiare), accettare i mutamenti (ma non le mutazioni), maturare (senza avvizzire), evolvere (e valutare), progredire (senza rimbambire), durare (senza vegetare), invecchiare (senza troppo ringiovanire), , e morire senza protestare, per finire... un programma enorme, una vigilanza convinta... perché a ogni età l'età si ribella contro l'età, sai!
(Daniel Pennac - Signor Malaussène - Capitolo XIV: Signor Malausséne - 65)
In quest'ultimo anno sono cresciuto, apparentemente molto: ho acquistato fiducia in me e nei confronti degli altri, ho provato esperienze e sensazioni nuove e appaganti, ho pensato e agito molto (anche quando potevo sembrare esageratamente di corsa).

Grazie a me, a tutti e a "lei" per avermi aiutato e coinvolto e spronato.

I nostri padri ci uccideranno

Allora dimmi, sinceramente, ti sarebbe piaciuto nascere in un mondo dove l'ambizione dei padri è quella di sopravvivere ai figli?
(Daniel Pennac - Signor Malaussène - Capitolo XIII: Tutto il cimitero ne parla - 61)
Gli allarmi sulle presunte richieste eccessive dell'umanità sul le risorse del pianeta Terra si rincorrono e si sovrappongono. Viene da pensare che sia tutto vero - o almeno in buona parte - e così ci si ferma a riflettere sempre più spesso.

Smentiamo quindi Mlaussène che, nella citazione, si rivolge al suo futuro figlio: i nostri "padri" non vogliono sopravviverci. Ci odiano ugualmente e a tal punto da non pensare neanche lontanamente di impegnarsi per aggiustare le tendenze di lungo periodo che ci portano verso la catastrofe annunciata.

La scuola non insegna a rispettare la Natura (quante ore di lezione di biologia si fanno rispetto a... che ne so... la lingua latina?). La politica non si preoccupa di raddrizzare l'industria, pur con qualche sacrificio, verso un modello di sviluppo più consapevole (no, chiediamo all'Europa delle deroghe sui patti firmati). L'economia continua a sostenere e a puntare sul consumismo: non appena un comparto vede calare dell'1% la produzione si ricorre a incentivi per convincere i cittadini ad acquistare sempre nuovi manufatti.

Vi sembra possibile che io debba convincere i miei genitori a fare la raccolta differenziata come si deve?

Una macchia... macchiante

La logica implacabile che le persone perbene attribuiscono ai criminali...
Come ti inscatolano la prima infanzia, il carattere, i movimenti, la premeditazione, i mezzi messi in opera, l'omicidio propriamente detto e l'assistenza post-crimine... Tutto è collegato! ... Tutto "fa senso"... parole e silenzi...
(Daniel Pennac - Signor Malaussène - Capitolo XII: In prigione (al presente) - 53)
Questa cosa che tutto è collegato e discende a cascata dall'infanzia all'adolescenza, dalla giovinezza all'era adultà mi ha sempre incuriosito.
In pratica non ci si può liberare mai di se stessi, ma bisogna continuare a caricare la propria gerla passo dopo passo: questo è un bene, perché una buona educazione instrada su un percorso positivo. Ma è anche un male, perché è la giustificazione perfetta per condannare una persona che ha la sfortuna di avere una piccola macchia nel suo curriculum. Condannare a priori intendo.
Qualcuno ha parlato di pregiudizi?

Lasciamo fuori... il suono

Naturalmente si può non guardare lo schermo, ma è impossibile sfuggire al suono, anche vivendo con un materasso intorno alle orecchie. Tutto quello che esplode su celluloide da quando il cinema fa rumore, esplode nella mia cella.
(Daniel Pennac - Signor Malaussène - Capitolo XII: In prigione (al presente) - 47)
Vivere in una città è come vivere in una grossa, enorme casa comune. Non è difficile da capire, eppure pare che qualcuno faccia fatica a farselo entrare in testa.

E così stanotte sveglia di soprassalto alle 4.30 per colpa di uno sventurato ascoltatore di autoradio al massimo volume. Dopo 30 secondi una muraglia di tapparelle si alza per protestare un po' di civiltà: una protesta silenziosa in verità, perché nessuno si è lanciato in improperi o bottiglie d'acqua. Evidentemente per una volta la rabbia ha ceduto il passo allo stupore.

PS: Peccato per questa riproposizione del metodo Kubrick-Burgess quando ci si poteva spremere di più le meningi. A meno che si trattasse di un tributo ad Alexander De Large...

Errori giudiziari e smentite

Un errore giudiziario è sempre un capolavoro di coerenza.
(Daniel Pennac - Signor Malaussène - Capitolo XII: In prigione (al presente) - Epigrafe al capitolo)
Al di là di ogni considerazione di merito o di valore, mi chiedo il motivo di queste continue smentite da parte del premier. All'inizio pensavo fosse una strategia, ma se almeno una volta alla settimana ci troviamo di fronte a una dichiarazione e a una smentita nel giro di poche ore (generalmente dopo che si è/sono accorti di aver esagerato con le parole) qualcosa non va.

O per lo meno la strategia, se di strategia di governo si tratta, diventa rididcola. Anche perché le interviste con le parole che vengono smentite le vediamo e sentiamo tutti. Davvero, faccio fatica a capire.

E questa epigrafe di Malaussène cade a fagi(u)olo: potrebbe essere il riassunto del lavoro degli ultimi 20 anni di magistratura nei confronti di Berlusconi. Un grosso errore giudiziario dettato da un quadro generale che porta verso la direzione della colpevolezza. Oppure hanno ragione le toghe e c'è qualche problema con leggi ad personam create da alcuni Governi...

Le parole "antiche"

Ronza, il commissario Legendre. Parla la lingua di quelle contrade glaciali dove le persone decedono invece di morire, dove le mogli sono delle consorti e i mariti dei coniugi, dove il dolore prova ma non sconvolge, il commissario di divisione Legendre parla la lingua tirata di quei registri dove si appendono i nomi in fondo ai cognomi, i quali diventano numeri di matricola quando le cose si mettono male.
(Daniel Pennac - Signor Malaussène - Capitolo XI: Il ritorno del capro - 46)
Il pensiero non è nuovo, anzi, è quasi banale. Però ero abituato all'insofferenza al burocratese solo in Italia: evidentemente anche in Francia è avvertibile lo stridore della vita quotidiana contro i meccanismi della giustizia e della burocrazia statale.