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Dino Boffo: un roseo Avvenire


Sotto sotto tutti speriamo che la polemica accesa da Vittorio Feltri, ex-nuovo-direttore de il Giornale, si protragga a lungo. E i presupposti ci sono tutti: esisteranno davvero quei documenti ufficiali che Feltri sbandiera di avere mentre la parte avversa sostiene siano dei falsi?

Io sono quasi tentato di schierarmi dalla parte di Feltri, per più motivi:
  • Non regge la tesi della difesa, che a sorpresa annovera tra le sue fila Berlusconi e Maroni, secondo la quale è di cattivo gusto infilarsi sotto le lenzuola altri. Sono d'accordo sul cattivo gusto, ma non al punto di arrivare alla solita frase: Con tutti i problemi di questo Paese, perché perdiamo tempo con queste cose. Mi spiace, ma chi di moralità ferisce (Boffo), di moralità perisce (Boffo).
  • Un uomo pubblico, Berlusconi, non può predicare bene e razzolare male: sarebbe ipocrita. Vero. Un cattolico non può predicare bene e razzolare male: sarebbe ipocrita. Altrettanto vero, pur se con responsabilità lavorative (ma non morali) differenti.
  • Pur rendendomi conto della bestialità di discriminazione sessuale che sto per dire, non si può mettere a dirigere l'organo ufficiali della CEI un omosessuale. Perché allora tutta la gerarchia ecclesiastica può tranquillamente evitare il giornaliero attacco a tutte quelle che loro considerano "deviazioni". Largo quindi al riconoscimento delle coppie gay, alla procreazione assisstita, al testamento biologico e chi più ne ha più ne metta. Era ora. Grazie Feltri per aver creato uno spiraglio.
  • Dare delle "notizie nascoste", sempre che siano vere, è parte del lavoro del giornalista: non è giornalismo pubblicare le dichiarazioni di 20 politici su ogni pagina di giornale su qualsiasi argomento. Quelli si chiamano comunicati stampa, non articoli di giornale.
Vedremo come evolverà la faccenda, ma, allo stato attuale delle cose, non mi indignerei più di tanto per quello che sta succedendo.

Antonio Socci: perché Repubblica strattona la Chiesa?


Leggo con stupore questo articolo di Antonio Socci dal suo sito (non lo considero un blog perché i commenti sono chiusi: niente dialogo, niente status di "blog", anche se lui lo chiama così).

Io capisco che l'editore "tira" il pensiero dei propri giornalisti, Libero in questo caso, ma vorrei spiegare a Socci perché non sono d'accordo con lui e perché secondo me non ha capito bene la situazione (o forse l'ha capita bene, ma non vuole disturbare il padrone di casa).

Repubblica non vuole la condanna cattolica di Berlusconi. In questo ha visto bene Socci, ché Repubblica non è un baluardo del cattolicesimo. Vuole la condanna dell'ipocrisia di Berlusconi.

Berlusconi ha voluto prendere il posto della Democrazia Cristiana nello schieramento partitico italiano: si è schierato apertamente a favore di tutte le battaglie cattoliche, famiglia, figli, aborti, adozioni, valori morali, pur sapendo di non essere d'accordo con essi, o per lo meno dimostrando che la fatica per seguirli era troppa per lui.

Credo sia tutta qui l'indignazione di una parte del Paese, riassumibile nel do as I say, not as I do. Nessuno ce l'ha con Berlusconi (anzi, molti lo invidiano). Semplicemente gli si chiede coerenza erispetto per i sacrifici che chiede agli altri.

EDIT:
Dopo l'articolo di stamattina mi ero dis-iscritto dalla newsletter di Socci (ho il vizio di lasciare il mio indirizzo a destra e a manca... sono curioso), ma dopo questo pezzo ho salutato anche il feed RSS del sito:
Berlusconi è corazzato da quel Gigante che attraversa le pagine dei Vangeli e che è la Misericordia fatta carne. Non è “protetto dai preti” (per qualche losco interesse), ma da Gesù stesso (come ciascuno di noi peccatori).