Giornali & Internet

Leggo, per una volta, un articolo interessante su corriere.it (ah, ovviamente era un articolo preso da un altro sito), secondo il quale i motori di ricerca mettono in crisi l'abilità, la fantasia e il mestiere dei giornalisti.

Risassumo in due righe: per un giornalista è essenziale, come per chiunque altro, che un suo articolo immesso in rete sia trovato. La maggior parte dei visitatori arriva dopo una ricerca attraverso un motore specializzato (che sia google, yahoo o msn). È quindi importante che chi cerca quella notizia sia in grado di ritrovarla. Poiché i motori di ricerca sono stupidi, cioè automatizzati, quella capacità di creare suggestioni con i titoli non paga.

Paga, invece, il pragmatismo, la fedeltà alla notizia, la cronaca inscatolata in titoli pertinenti. Non sono così convinto che sia una sconfitta del settore. I grandi giornalisti fanno grande cronaca. Sono stanco di sentir parlare delle grandi penne del passato che sapevano creare magia con i loro scritti come nessun altro, facendo rivivere gli eventi ai lettori come fossero stati presenti.

Sarà vero, ma quella è narrativa, non giornalismo. Io cerco notizie, precise, puntuali, soddisfacenti, esplicitate. Per tutto il resto c'è posto, si accomodino tutti, ma non è quella la base.

Bevande & Drink [13]

Le cose stanno così. Prima, in un bar, c'erano 10 articoli: vino bianco, vino rosso, prosecco, coca-cola, aranciata (e spuma, ad andare indietro un pochino), Vecchia Romagna e Stock '84.

Oggi, fortunatamente, ci sono mille articoli. Il caffé? Puoi prepararlo in mille modi e con diversi ingredienti (decaffeinato, orzo, gingseng, etc...). Il succo? Ci sono almeno 15 gusti. Il the freddo? Almeno verde, pesca, limone aspettando la novità dell'estate. Alcolici? Un'infinità. Bevande leggermente alcoliche? Centinaia: dai Bacardi Breezer alla Smirnoff, Eristoff, Camari Mixx e compagnia al seguito. Birra? Se non ne hai almeno 4/5 tipologie alla spina e una decina in bottiglia sei fuori dal giro. Vino? Beh, oggi sono tutti intenditori (almeno... anzi soltanto a parole), quindi almeno una quindicina di etichette per il bianco e altrettante per il rosso non possono mancare. Panini e piadine? Almeno una ventina con fantastici nomi esotici e la massima disponibilità a mischiare gli ingredienti.

Insomma, l'avrete capito... non se ne esce più.
Però a volte si esagera. L'altro giorno mi viene chiesto un the caldo.

- Benissimo (ne abbiamo una trentina di qualità in bustina e una decina essiccate), quale ti porto?
- Mah... non so... diciamo... beh, dai, uno normale... un the rosso africano deteinato.

A me sembrano tutti impazziti...

Le puntate precedenti di Drink & Bevande: [12] - [11] - [10]

Moda & Taglie

Capita a volte di fare gaffe più o meno gravi. Questa è successa ad un'amica di mia madre.

Milano. Quadrilatero della moda. Via della Spiga. Boutique di Roberto Cavalli. La signora prova un vestito dello stilista, ma si accorge che la taglia 44 le va un po' stretta. Succede. Al che si rivolge alla commessa chiedendo: Scusi, mi può portare la 46?

Lo stupore, mescolato alla sottile perfidia femminile, partorisce il colpo d'accetta: Ah, ma di quella taglia non esiste!

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T'amo di un amore innamorato di se stesso
T'amo di un amore che sottende l'inespresso

Gioco e accetto il rischio, tra il ricordo e la follia
Temo il grigio spettro di una vita solo mia.


Disney & Store

Mi rendo conto che alle volte sono un po' bigotto, ma anche ieri qualcuno mi ha sorpreso.

Ho fatto un acquisto presso il Disney Store di Milano. Mi serviva la fattura relativa all'acquisto. La commessa si rivolge alla store manager per girare la mia richiesta. Ecco allora che il capo prende in mano la situazione ma... non trovando il modulo adatto si è lasciata andare a un poco consono: Porca puxxana, ma dove caxxo è il foglio per le fatture!.

Capite bene che dire una frase del genere, pur se fra id enti, alla cassa di un negozio Disney non è il massimo... no che non lo è...