La potenza delle parole (ovvero: politically correct)


Sono un (quasi) linguista: amo le parole, il loro significato, il loro suono, la loro potenza, la loro storia, la loro vita. Non potrò mai parlare un'altra lingua, perché se per esprimere i concetti di buono, piacevole, bello, carino, apprezzabile, etc..., conosco solo good, provo un senso di limitatezza... quindi lascio perdere.

Le parole sono potenti, hanno permesso a santi e farabutti di cambiare la storia. Con poche parole Gesù ha ridisegnato la scala dei valori del mondo antico: "Ama il prossimo tuo come te stesso". Con poche parole Hitler ha scatenato un genocidio: "Gli ebrei sono una razza inferiore".

Eppure le parole non posson cambiare la realtà, come sembra credere qualcuno. È notizia del dicembre scorso (cioè del 2005):
Il «sordomuto» diventa «sordo preverbale» Il vecchio termine scompare da oggi da tutte le leggi e dai documenti ufficiali rimpiazzato dal nuovo
ROMA - Da oggi scompare da tutte le leggi e documenti ufficiali il termine «sordomuto». Lo rende noto il sottosegretario al welfare Grazia Sestini, riferendo l'approvazione della nuova terminologia in commissione lavoro, in sede deliberante al Senato. Il termine «sordomuto» lascia il posto al termine «sordo preverbale».
Sestini ha espresso soddisfazione per il provvedimento. «Si tratta infatti - ha detto - di una modifica attesa dalle associazioni delle persone affette da questa tipologia di disabilità e si tratta pertanto di un ulteriore passo avanti compiuto dal nostro Paese verso una sempre migliore tutela e verso la completa e sostanziale equiparazione di tutti i cittadini. La sostituzione del termine "sordomuto" con il termine "sordo preverbale" opera in tutte le disposizioni legislative vigenti».
Non lo trovate ridicolo? Che vuol dire preverbale? Che un sordo è nato sordo prima di imparare a parlare e per questo non sa farlo? Certo, è corretto, ma in italiano non si esprime questo concetto semplicemente con muto? Vogliono forse distinguere chi potrebbe parlare ma non sa farlo da chi invece non ha, ad esempio, le corde vocali? Al confronto calcolare il numero di aghi in un pagliaio sarebbe meno cervellotico!
Senza contare che sordo è stato sostituito non molti anni fa da non udente, dando quindi come probabile risultato di questo processo di trasformazione del stermine sordomuto = non udente preverbale. Sembra il nome scientifico di una pianta dell'Amazzonia!

Probabilmente il provvedimento è stato il parto dell'intelligencija (si vede che sto studiando letteratura russa?) che ha così risolto i problemi dei sordomuti... cambiando la parola.
Ad una domanda sui sordomuti in Italia un politico risponderà: "Sordomuti? Da noi non ne esistono! C'è solo un certo numero di "diversamente udenti preverbali"... ma quello è tutto un altro problema!" (che è colpa della sinistra, tra l'altro).

Altri esempio del politicamente corretto che vediamo in azione tutti i giorni sia nei telegiornali , che nei quotidiani, che nelle conversazioni "sostenute" sono:

Cieco = non vedente (o videoleso)
Bidello = personale non docente
Spazzino = operatore ecologico
Nero = afroamericano
Handicappato = diversamente abile
Zingaro = Rom
Vecchio = anziano
Grasso = sovrappeso (grasso)
Nano = svantaggiato verticale
Donna = portatrice sana di capezzoli (copyright di Luciana Littizzetto)

Ma i migliori rimpasti linguistici restano (purtroppo):
Guerra = operazione di “peace keeping”
Civili morti sotto le bombe = danni collaterali

Altro esempio del politicamente corretto introdotto dal nostro amato ministro dell'Istruzione Pubblica (non più Pubblica Istruzione tra l'altro, designazione di stampo troppo fascisto-comunista) Letizia Moratti, che ha sotituito la pagella con ... udite, udite... il portfolio delle competenze! Ma caxxo! Un bambino (sarà ancora lecito chiamarlo così oppure azzardo un piccolo uomo?) di 6 anni che accidenti di competenze possa avere tanto da richiedere un portfolio?!?! Portfolio (che splendida parola) che dovrà contenere, per chi non lo sapesse:
- Il portfolio è costituito dalla documentazione essenziale e significativa delle esperienze formative dell’alunno e dalla descrizione delle azioni di orientamento e valutazione del medesimo.
- Si articola in due sezioni, una dedicata all’orientamento e l’altra alla valutazione dell’alunno.
- Documenta il processo di apprendimento di ciascun alunno, nonché gli elementi di rilievo del comportamento, anche mediante annotazioni relative al conseguimento degli obiettivi formativi delineati nei Piani di studio personalizzati.

Mi dite per favore cosa mancava alla pagella con scritto: "Il bambino è un po' vivace e presta poca attenzione alle lezioni"? Perché complicarci la vita inutilmente? Ma quello che andrebbe sottolineato alla sig. Moratti è: "Lo sa che un ragazzo di 18 anni, dopo 12 anni di scuola, ha esattamente le stesse competenze, riguardo alla vita quotidiana, di un bambino di 6 anni?". Forse sarebbe davvero ora di seguire gli statunitensi (americani, oltre a essere geograficamente scorretto potrebbe risultare anche scorretto in altri sensi, quindi preferisco evitare) e introdurre lezioni di Economia domestica? Così almeno impareremo a stirare i calzini e a comprare i salumi al supermercato ("Mi dà un etto di prosciutto crudo?" "Lo vuole dolce?" "Booh... faccia lei").
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