Bandiera & Identità

Siamo nell'imminenza dei Mondiali di Calcio, la manifestazione tricolore per eccellenza. E proprio sul tricolore mi vengono in mente un paio di cose. La bandiera nazionale da sventolare con orgoglio è diventata tabù: in quante manifestazioni di piazza la vedete ondeggiare sopra le teste? Poche, quasi nessuna. È un diluvio di bandiere della pace, bandiere di partito, bandiere di sindacato. Sembra quasi che il valore aggregante di questo vessillo sia scomparso, salvo ricomparire (in massa e) con valenza neutra in occasione delle partite di calcio degli Azzurri.

E a proposito di Nazionale di calcio, ritornerà la polemicuccia di sempre che ci porrà di fronte all'interrogativo sul perché i nostri giocatori non cantino l'Inno di Mameli mentre viene intonato dagli speakers dello stadio all'inizio degli incontri. Non me ne vogliano i pedatori azzurri, ma non me li vedo a cantare un Inno con frasi del tipo: Dall'Alpe a Sicilia / Dovunque è Legnano, oppure Già l'Aquila d'Austria / le penne ha perdute (qui tutto il testo con qualche cenno storico). Già mi immagino le espressioni di stupore nel caso glielo facessero imparare a memoria (per non fare brutte figure) a Coverciano: aò! belin! pota! ché! ?!? @#! §ç°*!

E pensare che negli Stati Uniti succede che l'inno venga tradotto in spagnolo: tutti contrari, ma tra poco accadrà anche in Italia con una traduzione in arabo. Allora sì che ci uniremo tutti contro questo tentativo di invasione culturale e di usurpazione di qualcosa di cui in realtà non ci importa nulla. Strana gente noi italiani.
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